MCS ed EHS: sfida quotidiana con la vita

La testimonianza di Adriana

Sono Adriana Pastore, cercherò di raccontare in breve la mia lunga storia, quella che definisco “la Tragedia della mia vita”.

Per 12 anni ho lavorato in un’azienda ospedaliera “American Laundry Ospedaliera” come addetta al reparto ‘sterilizzazione camera operatoria’. Sono stata sempre una persona sana, senza alcuna malattia, quando nel 2011 inizio ad avere crisi respiratorie con reattività bronchiale, causate dalle polveri esagerate che ho inalato negli anni dai tessuti che lavoravo.

Infortuni e ricoveri ospedalieri frequenti hanno accertato tale patologia e arrivo al punto di non poter più lavorare visto il non miglioramento con le dovute cure.

Dopo tanto stress correlato riesco ad arrivare al Professor Genovesi all’Umberto I di Roma il quale, dopo tanti esami genetici, mi conferma la diagnosi di M.C.S. (Sensibilità Chimica Multipla): una patologia neurotossica ambientale, scaturita dall’esposizione ad agenti chimici tossici.

Questa patologia è riconosciuta all’estero: Inghilterra, Germania, America, Belgio, Olanda e Spagna; in Italia solo poche regioni hanno riconosciuto la stessa e in Campania ancora tantissimi medici non conoscono questa patologia o ne negano l’evidente esistenza, viste anche le morti continue per inquinamento ambientale; in Italia si contano circa 1 milione di malati di M.C.S. e anche più che aumentano ogni giorno

A noi non viene riconosciuto nulla, nemmeno il diritto alla salute (art.32 della Costituzione Italiana), non abbiamo diritto ai medicinali che sono costosissimi, siamo privi di centri per curarci e ci negano le cure estere di cui avremmo bisogno per vivere, essendo la patologia invalidante, multisistemica e multiorganica.

I centri di immunologia specializzati alla cura di questa malattia sono in Inghilterra, a Dallas e in Spagna ed hanno dei costi esagerati, che io non posso permettermi visto che l’azienda mi ha licenziata per superamento del periodo di conporto malattia, anche se adesso mi ritrovo a essere giudicata da un collegio Asl .

La mia vita, se così si può chiamare, non esiste più: porto la mascherina e non posso più andare in luoghi affollati; vivo in uno stato di isolamento TOTALE!

Sono stata isolata per un intero anno in una casa vicino al mare, dove nessuno poteva avvicinarsi data la mia reattività a profumi, a detersivi o a qualsiasi agente chimico potessero essere portatori.

Ho cambiato 8 appartamenti a causa dei pesticidi e/o malefatte dei vicini. Tutto ciò mi ha causato una depressione ansiosa, accertata da medici.

Trovo consolazione solo nel gruppo M.C.S. che abbiamo formato e dove condividiamo sofferenze e disagi di noi, MALATI INVISIBILI, ABBANDONATI E VITTIME delle istituzioni e dei conflitti d’interesse.

Mi chiedo allora: esiste davvero l’art. 32 della Costituzione Italiana? Esiste la tutela e la sicurezza sul lavoro (legge 81/08) ?

Io lavoravo per vivere e non per morire, non avendo altro sostentamento essendo vedova da molti anni.

Intanto il giudice del lavoro mi ha respinto la richiesta per malattia professionale per questione tecnica e, mentre il collegio ASL di Frattamaggiore mi colloca a lavore in ambiente consono alla mia patologia, l’azienda mi invia una lettera di licenziamento per superamento del periodo di conporto, come già detto prima, datomi dallo stesso collegio di Caserta.

Dopo il danno, la beffa!

Spero che questa patologia venga riconosciuta in tutto il mondo, affinchè più nessuno passi quello che molti di noi, ignari dell’esistenza di questa patologia, abbiamo passato.

Spero anche che il nostro Governo e il Ministero della Salute riconoscano questa malattia e la suà gravità, in modo che tutti noi potremmo un giorno permetterci le cure e i diritti che ci spettano, come tutti i malati.

Grazie per l’attenzione.

Coordiali saluti.

Napoli, 20/06/2017

Adriana Pastore

2 pensieri su “La testimonianza di Adriana

  1. Adriana grazie per la tua lotta. Purtroppo la ns situazione è molto simile e comune.
    Abbiamo bisogno di essere tutelati!

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